Quanto possono essere forti la fede e la tradizione di una comunità che pur avendo ricevuto molte critiche da più parti e tentativi di divieti dalla stessa chiesa celebra ogni anno il proprio rito? E quanto siamo pronti a partecipare a questi riti storico – religiosi per noi incomprensibili, senza pregiudizi ? Io so le risposte perché ho osservato di persona i Vattienti.

 

 

I Vattienti

è un rituale penitenziale sanguinoso. Alcuni lo definiscono un rito spettacolare, altri un qualcosa che dovrebbe essere vietato. Altri ancora lo considerano un evento vergognoso, arretrato e medievale.

Personalmente non mi identifico in nessuna delle tre correnti di pensiero sopracitate. La mia partecipazione a questo evento è stata una prova di tolleranza.

 

 

Arrivo a Nocera Terinese verso le 8 del mattino. Sulla piazza principale vedo più fotografi che partecipanti alla processione. Dopo un po’ mi rendo conto che la processione arriva da un’altra parte. In lontananza sento la musica della banda, ma non vedo nessun flagellante.

La processione con la statua della Madonna Addolorata attraversa le vie del paese a passo lento, fermandosi di volta in volta nelle chiese. Un residente mi ha detto che ci sono ben sei chiese nel paese. Da un altra residente scopro che i flagellanti seguono una loro processione. Si spostano velocemente in determinati posti. Visitano le case degli amici, i negozi e altri luoghi vicini ai loro cuori. Ma nel momento in cui il loro percorso si intreccia con quello della Madonna si fermano di fronte alla statua. Perciò di sicuro prima o poi li vedrò anch’io.

 

 

Il rito della flagellazione

In effetti, i Flagellanti quando incontrano nel loro cammino la Madonna si inginocchiano e rimangono così per un momento. Forse pregano, intorno c’è silenzio. Si sentono solo i clic dei fotografi.

Le nude gambe dei Flagellanti si coprono di sangue fresco, si riconosce dal colore rosso intenso. Nelle mani incrociate tengono due dischi. Uno di loro ha 13 “lanze” di vetro. Questo numero rappresenta Gesù e i 12 apostoli. Non è facile vedere se davvero uno dei dischi ha le lanze di vetro, sono già sporchi di sangue. Dopo un momento di silenzio si alzano. Cominciano a prepararsi per l’autoflagellazione. Il loro volto è serio. Non dicono nulla. Non serve. Qui ognuno conosce il proprio ruolo.

L’amico del flagellante con un contenitore di plastica è sempre pronto a lavare con il vino le gambe e i dischi. – Al bar, dove ho bevuto una tazza di caffè, una donna mi ha spiegato, che il vino rosso nel contenitore serve per disinfettare le ferite. – Per terra, il sangue scorre insieme a vino, è il momento dell’autoflagellazione. Nessuno degli osservatori cerca di avvicinarsi. Gli schizzi del sangue definiscono un perimetro di spazio che nessuno deve superare. Terminata l’autoflagellazione i Vattienti si avvicinano alla Madonna, la baciano, rimangono un attimo per farsi fotografare dai partecipanti e poi si allontanano.

 

 

 

 

Ecce Homo

Un giovane Ecce Homo segue sempre il Flagellante, i due sono legati con una corda nera che li tiene uniti. Il giovane cammina a piedi nudi, si copre una parte del corpo con un pezzo di stoffa rossa e porta una corona in testa. Col passare del tempo sulla strada scorre sempre più sangue mescolato al vino, ora si sente anche l’odore.

 

 

Il Sabato Santo a Nocera Terinese

Ogni Santo Sabato Nocera Terinese celebra un passato che non passa. I Terinesi aprono le loro case a tutti e offrono dolci tradizionali. Sono entrata in una casa e ho chiesto a una signora se fa parte della tradizione aprire le case agli sconosciuti e offrire loro dolci, mi ha detto no, è un gesto spontaneo. Quella dei Vattienti è una tradizione che si ripete da secoli e, probabilmente andrà avanti ancora per molti anni.

Un’esperienza che rimarrà a lungo nella memoria.