Quando ho creato il mio blog “Hello Calabria” non immaginavo che di lì a poco la tematica del turismo mi avrebbe incuriosito così tanto. Forse per via della mia anima sociologica, che è sempre interessata agli aspetti sociali.

Dunque, quando cominciai a scrivere della mia Calabria, i polacchi percepirono subito che valeva la pena visitare questa regione da loro poco conosciuta. Pensai, che bello. Riesco a fargli venire la voglia di visitare la Calabria.

Vi dico la verità, a un certo punto ho cominciato a dubitare perché se questi luoghi resi unici dalla natura, non certo dall’uomo, divenissero meta del turismo di massa, in pochi anni perderebbero quelle caratteristiche che ancora li differenziano. Così, mi sono chiesta: quale contributo posso dare per evitare un tale degrado? Come moderare l’uso delle risorse naturali in modo da preservarle e quali misure introdurre per gestire i consumi e i rifiuti prodotti dalla pratica turistica?

In Calabria siamo pronti per l’accoglienza ma non per la gestione di grandi flussi turistici, già da soli abbiamo i nostri problemi di spazzatura, acqua e infrastrutture.

Per fortuna c’è una soluzione e credo sia legata a un nuovo modo di viaggiare. Il turismo di massa comincia pian piano a essere sostituito dal turismo lento, molto più vantaggioso per gli stessi turisti e per le comunità locali.

 

CHE COS’È IL TURISMO LENTO?

Molto probabilmente non te ne sarai accorto ma, forse anche tu hai visitato un luogo con calma, almeno spero.

Questo fenomeno è abbastanza nuovo e tende ad aumentare anche grazie ai cambiamenti dei bisogni della società.
Nella letteratura scientifica non esiste ancora una chiara e univoca definizione di turismo lento, alcuni lo associano a uno sviluppo sostenibile che salvaguardi l’ambiente.

Per altri rappresenta una valida alternativa al turismo di massa e spesso viene associato ad altre forme di turismo come l’ecoturismo, turismo responsabile, turismo comunitario etc.

Altri ancora definiscono lo slow travel una mentalità di viaggio, caratterizzata da lentezza, esperienza e coscienza ambientale.

TURISMO LENTO: UNA MODA O UNA NECESSITA’?

Per me il turismo lento non è una moda, ma una necessità. Pensate un momento. Nell’ultimo anno, a quante persone avete sentito dire che devono imparare a riposare senza sentirsi in colpa?

Fino a poco tempo fa la lentezza era sinonimo di incapacità, gli individui dovevano fare tutto velocemente e dormire il meno possibile, non c’è da stupirsi che in un mondo così frenetico pima o poi qualcosa doveva cambiare.

Vivendo una vita a un ritmo così intenso e accelerato abbiamo esaurito tutte le energie, attanagliati dall’angoscia e dallo stress non siamo più capaci di concentrarci, divertici e ascoltare gli altri.

Forse anche per questo, il turismo lento ha molte caratteristiche in comune con Slow Food di Carlo Petrini e Slow Cities voluta dai sindaci di Bra, Greve in Chianti, Orvieto e Positano).

Oggigiorno siamo tutti più consapevoli dei danni provocati dall’inquinamento ambientale, siamo più sensibili al rispetto della natura, delle tradizioni e delle usanze altrui, vogliamo arricchire il nostro sapere conoscendo gli altri. Vogliamo una vita di qualità, non più di quantità e il turismo lento soddisfa questi bisogni.

 

PERCHÈ SCEGLIERE IL TURISMO LENTO PER VIAGGIARE IN CALABRIA?

La Calabria possiede un elevato potenziale turistico sia geografico che sociale che purtroppo, per diverse ragioni non viene sfruttato appieno. Le bellezze naturalistiche dei luoghi, l’autenticità, l’ospitalità, e la lentezza (intesa calma o tranquillità) dei calabresi, fanno di questa regione l’ambiente ideale per il turismo lento.

In Calabria serve una grande strategia di marketing al fine di incrementare quelle forme di turismo che non danneggiano il territorio. Mi spaventano le idee dei vari stakeholder calabresi, che vogliono rimettere in moto metodi turistici che in altri luoghi stanno già sparendo dai mercati.

Costruire villaggi per poi creare offerte per il solo turismo di massa è un investimento sprecato e dannoso per tutta la regione. Se pensate che io stia esagerando, leggete il reportage di Jennie Dielemans intitolato “Benvenuti in paradiso, dietro le quinte del turismo di massa” e forse, scoprirete chi ci guadagna davvero con questa forma di turismo.